Non ritengo inutile, inoltre, precisare che c'è anche la cortesia. Non parole o gesti senza un significato, e fatti per essere fatti, ma dei semplici atti che riempiamo noi con i messaggi del nostro cuore.

- Quando entro o esco dal luogo dove facciamo shiatsu, faccio sempre un inchino con la testa: per me non è solo un saluto, ma sta a significare il rispetto e l'affetto che ho del luogo e delle persone (me compreso) che lo hanno riempito con la loro presenza.

- Quando termino un trattamento (sia da operatore che da ricevente), faccio un gesto esplicito di ringraziamento, accompagnato da un sorriso;finora sone sempre vissuto alla fatica che questi gesti comportano.

Sono anche momenti di scambio e occasioni per entrare in sintonia con chi ci sta davanti. La gentilezza la si può sempre imparare: male di sicuro non fa; se poi viene dal cuore ancora meglio.

Un altra domanda che spesso mi sento rivolgere, è:

"Quanti anni bisogna studiare?"

Come se un medico, un ingegnere, un saldatore, avessero un tempo definito per imparare. Nello shiatsu ritengo sia importante non solo la qualità dello studio e della pratica, ma anche l'apertura del proprio cuore. E si impara sempre, mica solo dai così detti "mostri sacri", dai Maestri: s'impara da tutti. Nello shiatsu, come in ogni aspetto della vita, siamop tutti allievi e maestri contemporaneamente; il sapere va condiviso senza arroganza da chi lo dispensa, e senza punizione da chi lo riceve.

Le proprie conoscenze vanno sempre messe a disposizione degli altri, perchè tutti quanti in fondo siamo solo dei tramite tra la terra e il cielo.

Franco Naglein