Capita che mi chiedano:

 "Che cos'è lo Shiatsu? Un massaggio? Una terapia?"

 Per me è un pò tutto.

E' contatto fisico (e gia questo non è poco);

è tecnica (ahimè, il percorso dei meridiani, per citare solo la cosa più nota, bisogna studiarlo);

è consapevolezza (in ogni movimento che faccio, dovrei essere sempre presente);

è interazione fra me e chi lo riceve (c'è sempre uno scambio energetico);

è armonia di Yin e Yang (all'interno dello shiatsu si muovono operatore e ricevente, opposti e complementari).

 Mi piace paragonare lo Shiatsu al fare l'amore. In tutti e due i casi, abbiamo oltre alle cose già citate, anche la percezione dell'essere "due in uno" ed una potente energia fisica e spirituale. Quando faccio trattamento cerco, nei limiti delle mie possibilità, di "vuotare il pieno e di riempire il vuoto": si tenta di lasciarsi andare e di creare uno stato di empatia dove tutti e due ci possiamo sentire "liberi" e rilassati fisicamente, mentalmente e spiritualmente, cosicchè io posso "ascoltare" il corpo della persona con le mie mani e agire per il meglio. Sia da operatore che da ricevente, do forse più importanza al "come" che al "cosa"; è meglio, a mio parere, magari sbagliare qualcosa (chi non fa non falla) ma essere col cuore aperto, piuttosto che essere tecnicamente perfetti ma non in sintonia con chi sto trattando. Discorso che non vale solo per lo shiatsu, ma per tutti gli aspetti della vita quotidiana. Ricordo sempre con piacere e gratitudine una persona che, ai tempi, era allieva del primo corso. Ad un seminario capitiamo vicini e ci scambiamo un rattamento; io ne avevo già ricevuti parecchi, nel corso degli anni, ma...ma...! Ma, per la rpima volta, mentre ricevevo, sentivo le lacrime che dolcemente bagnavano il mio viso: è stata una sensazione di liberazione incredibile. Devo essere sincero, non ricordo se la sua tecnica era corretta o meno, ma non mi interessa adesso, come non interessava allora. Ecco, lei aveva travalicato l'aspetto fisico e aveva aperto il cancello fisico della sua anima. Certo la sensibilità interiore è un grande aiuto, però la si può sempre imparare e anche sempre affinare, con i consigli degli altri e mettendosi ogni volta in discussione. Credo che in nessun campo delle possibilità umane, ci sia qualcuno che è "arrivato"; ogni giorno ci porta la sua bricila di conoscenza: è anche questo che rende così interessante la vita, e quella parte di vita che è lo shiatsu.

Non ritengo inutile, inoltre, precisare che c'è anche la cortesia. Non parole o gesti senza un significato, e fatti per essere fatti, ma dei semplici atti che riempiamo noi con i messaggi del nostro cuore.

- Quando entro o esco dal luogo dove facciamo shiatsu, faccio sempre un inchino con la testa: per me non è solo un saluto, ma sta a significare il rispetto e l'affetto che ho del luogo e delle persone (me compreso) che lo hanno riempito con la loro presenza.

- Quando termino un trattamento (sia da operatore che da ricevente), faccio un gesto esplicito di ringraziamento, accompagnato da un sorriso;finora sone sempre vissuto alla fatica che questi gesti comportano.

Sono anche momenti di scambio e occasioni per entrare in sintonia con chi ci sta davanti. La gentilezza la si può sempre imparare: male di sicuro non fa; se poi viene dal cuore ancora meglio.

Un altra domanda che spesso mi sento rivolgere, è:

"Quanti anni bisogna studiare?"

Come se un medico, un ingegnere, un saldatore, avessero un tempo definito per imparare. Nello shiatsu ritengo sia importante non solo la qualità dello studio e della pratica, ma anche l'apertura del proprio cuore. E si impara sempre, mica solo dai così detti "mostri sacri", dai Maestri: s'impara da tutti. Nello shiatsu, come in ogni aspetto della vita, siamop tutti allievi e maestri contemporaneamente; il sapere va condiviso senza arroganza da chi lo dispensa, e senza punizione da chi lo riceve.

Le proprie conoscenze vanno sempre messe a disposizione degli altri, perchè tutti quanti in fondo siamo solo dei tramite tra la terra e il cielo.

Franco Naglein